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La Riforma impossibile

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Nei giorni scorsi è morto a Napoli, sua città, il notaio Tino Santangelo, all’età di 90 anni. Si è suicidato, gettandosi dall’ottavo piano della sua abitazione.

Era stato vice sindaco di Napoli negli anni ’90 con l’on. Rosa Russo Jervolino, allora sindaca. Ma era stato anche presidente di “Bagnoli Futura”, la società di trasformazione urbana incaricata della rigenerazione dell’area industriale dismessa di Bagnoli, vastissima.

All’inizio degli anni 2000, Bagnoli Futura rappresentava l’ultimo tentativo del Comune di Napoli di trovare uno strumento giuridico e finanziario per recuperare l’area e inserirla in un nuovo sistema produttivo, dopo il fallimento della siderurgia, nel rispetto dell’ambiente.

L’obiettivo era combinare riqualificazione ambientale e sviluppo produttivo secondo i nuovi tempi dell’economia. Tuttavia, lo strumento giuridico e finanziario si rivelò insufficiente e la società dovette chiudere.

Il notaio Tino Santangelo è stato sotto processo per diciassette anni a causa di questo incarico. Assolto, ma ancora non basta: per un cavillo, la Corte di Cassazione ha deliberato che il processo dovesse essere rifatto. Probabilmente, un uomo di diritto a 90 anni non ha retto a questa vicenda.

Negli anni ’90 ho avuto l’opportunità di seguire il “rinascimento di Napoli”, di cui il notaio fu protagonista insieme ad Antonio Bassolino e Amato Lamberti.

Quella classe dirigente del rinnovamento voleva applicare, con onestà, professionalità ed etica pubblica, le leggi di riforma degli enti locali: in particolare la legge Gava del 1990 e il Testo unico degli enti locali del 2000.

Tutto qui. Ma è la “Riforma impossibile”.

La società di trasformazione urbana (STU) è prevista dall’art. 120 del Testo unico degli enti locali, che recepisce la “riforma Bassanini” del 1997.

Cosa la distingue da una normale società di capitale con azioni pubbliche e private?

  • La STU riguarda aree dismesse, cioè abbandonate, che non producono reddito.

  • Può espropriarle e pagarle come immobili abbandonati, non come aree industriali operative.

Questo è il grande potere e l’innovazione della STU.

Perché fu impossibile applicarla a Bagnoli?
Apparentemente la norma è chiara e semplice da applicare, ma non è così: il proprietario privato di un terreno incolto da cinquant’anni può ricorrere al TAR e arrivare fino al Consiglio di Stato.

Così una grande riforma perde efficacia. Belle parole, ma di impossibile attuazione pratica nel breve termine.

G.M.