Quell’espressione del prof. Edoardo Malagoli, pronunciata durante un’intervista nel 1987, fu per me una rivelazione: dava finalmente forma a una convinzione politica che sentivo ma che non riuscivo a esprimere con chiarezza.
Il Professore – che dichiarava di non intendersi di economia, ma di muoversi piuttosto in una formazione culturale in cui prevaleva il dubbio sulla certezza – mi chiarì definitivamente le idee: la pianificazione territoriale e la programmazione economica erano le strade maestre per “incanalare la pressione storica dello sviluppo”.
Non si poteva governare lo sviluppo economico e sociale con l’ottocentesca politica del “lasciar fare, lasciar passare” fondata sul liberismo puro. Un’espansione economica dominata dalla tecnica aveva bisogno di essere incanalata in una legge che non solo permettesse, ma anche impedisse.
Il caso dell’isola d’Ischia – passata dal lavoro nei campi all’aereo nel cielo, come Luigi Tenco chiamava il progresso nella sua ultima canzone – era ancora più complesso. Era in atto un capitalismo di rapina, ma se il privato non investe, chi deve intervenire se non lo Stato o una sua articolazione locale, come la Regione o il Comune, per garantire ai cittadini i diritti fissati dalla Costituzione: scuola, sanità, lavoro?
E ancora: sostenere il sistema delle imprese private con agevolazioni creditizie, contributi pubblici, esenzioni fiscali può durare all’infinito? Se sopravviene una crisi ciclica del capitalismo – come insegnava Schumpeter – come può reggere un micro-sistema come quello ischitano?
Quell’espressione di Malagoli significava tutto questo per me. Da allora divenni un divulgatore ostinato della programmazione nel nostro sistema locale di sviluppo.
Dieci anni dopo, nel 1997, organizzai un convegno sulla programmazione negoziata. Il 20 dicembre, nella sala del Capricho de Calise di Casamicciola, presentammo il progetto di una società di trasformazione urbana per rilanciare Casamicciola attraverso il recupero del complesso del Pio Monte della Misericordia e di altre undici strutture alberghiere e termali, coinvolgendo – tramite un Patto Territoriale – il sistema bancario e l’imprenditoria disponibile.
Costituimmo, con l’amico Antonio Pinto e altri, una società di sviluppo, Therme di Casamicciola, che avrebbe dovuto essere affidata alle banche e al Comune per recuperare produttivamente ciò che era in abbandono. Ricevemmo la disponibilità del Monte dei Paschi di Siena e del Banco di Napoli, nonché il sostegno della Provincia di Napoli guidata dal prof. Amato Lamberti.
La classe politica locale non comprese il progetto, così come non ha mai compreso l’associativismo delle aziende commerciali e alberghiere: ieri come oggi, chiuso nella melanconica richiesta di sostegno finanziario pubblico.
Per 28 anni ho insistito sulla necessità di uno strumento finanziario pubblico a capitale diffuso per razionalizzare lo sviluppo, tanto più indispensabile dopo il terremoto del 2017 e l’alluvione del 2022.
Continuerò a insistere per quanto posso, perché non vedo alternative concrete. Ma, francamente, non nutro grandi speranze: manca una domanda sociale adeguata per affrontare questa nuova era, che si rivela persino peggiore di quanto potessi immaginare trent’anni fa, nel contesto nazionale e internazionale.
