Ischia News ed Eventi - L’impronta di Legnini o l’opera incompiuta di G. M.

L’impronta di Legnini o l’opera incompiuta di G. M.

Politica
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Nel momento in cui scrivo — lunedì 12 gennaio 2026 — non si sa ancora se l’on. avv. Giovanni Legnini sarà confermato dal Governo come Commissario Straordinario per l’emergenza Ischia determinata dal terremoto del 21 agosto 2017 e dall’alluvione del 26 novembre 2022.


Il manuale Cencelli è ancora in vigore pur non essendo legge: ha disciplinato per decenni la lottizzazione tra i partiti di governo. Un esecutivo di centrodestra non dovrebbe, secondo tale logica, lasciare a un uomo di centrosinistra un incarico così rilevante. Eppure, talvolta, accade l’imprevedibile. Il ministro Musumeci, che viene dalla Sicilia, potrebbe determinare una svolta. Vedremo.

Nonostante siano trascorsi otto anni dal terremoto e tre dall’alluvione, il Governo della Repubblica agisce ancora — al di là dei colori delle coalizioni — con un metodo “provvisorio”, rendendo perpetua una ricostruzione che, non adottando un assetto istituzionale adeguato a un’opera tanto complessa, dimostra che, a quasi dieci anni dal primo evento, ci vorranno almeno vent’anni per completarla. E non sarà mai perfetta, come tutte le opere umane.

Legnini è stato nominato il 24 febbraio 2022 e si è presentato a Ischia per assumere l’incarico proprio nel giorno dell’inizio della guerra in Ucraina. Quasi una coincidenza simbolica: una situazione complessa in grande e una complessa in piccolo. Il mondo, in fondo, è un’isola.

In quattro anni Legnini ha prodotto moltissimo. Occorrerebbe un Centro Studi e Ricerche per ricostruire l’insieme dei suoi provvedimenti, ordinanze, decreti, fondi, investimenti, corrispondenza. La sua azione amministrativa è stata vasta e documentata, e il bilancio complessivo può dirsi positivo — ma solo se valutato nel quadro istituzionale in cui ha dovuto operare: un Commissario di governo arrivato cinque anni dopo il sisma del 2017, erede di una gestione precedente — quella del prefetto in pensione Carlo Schilardi — che aveva fatto praticamente nulla e, soprattutto, non aveva compreso la complessità dell’incarico.

Legnini ha dovuto anzitutto costruire una struttura amministrativa reale: uomini, mezzi, uffici. Una sede fisica a Casamicciola, il centro più colpito, non è stato possibile crearla per mancanza di immobili pubblici disponibili. Già questo dato dimostra che una struttura del genere non può essere “provvisoria”: deve essere programmata per almeno vent’anni.

Legnini ha preso atto che l’isola d’Ischia, divisa in sei Comuni e priva di un’istituzione di governo unitario, non disponeva di strumenti di pianificazione territoriale. Il risultato più importante dei suoi quattro anni di lavoro è che oggi l’isola ha: un Piano intercomunale di protezione civile, uno di assetto idrogeologico, uno di ricostruzione valido per tre Comuni e uno di tutela paesaggistica per tutti e sei. Ma questi piani, per essere attuati, hanno bisogno di uomini, mezzi e sedi fisiche: altrimenti resteranno solo libri dei sogni.

Legnini ha avuto — come doveva — un’interlocuzione continua con i sei sindaci. In virtù dei poteri che la legge attribuisce loro, le decisioni operative sono state concertate e approvate dagli stessi sindaci. Se i consigli comunali non hanno contato nulla, questo è il segno dei tempi, ai quali anche Legnini si è dovuto adeguare.

Ha inoltre mantenuto un confronto costante con i comitati dei cittadini e ha dato piena attuazione alla legge 241/1990 sulla trasparenza amministrativa.

Una diversa impostazione di “ricostruzione pubblica” — cioè fondata prima di tutto sulle opere pubbliche di interesse collettivo — non ha trovato sufficiente domanda e pressione sociale. Le segnalazioni e le iniziative, comprese quelle promosse da chi scrive attraverso l’agenzia di stampa e la rivista Il Continente, sono rimaste inascoltate. Il simbolo di questa occasione mancata è l’abbattimento del complesso Capricho de Calise nel centro di Casamicciola, disposto con ordinanza “contingibile e urgente” sette anni dopo il sisma dal sindaco-podestà Giosy Ferrandino, in spregio alla storia locale e a ogni logica di pianificazione territoriale e di “ricostruzione sociale”: oggi Casamicciola non dispone di un solo luogo pubblico al chiuso per attività culturali. In queste condizioni, anche il Commissario non aveva reali margini per scelte diverse.

Per quanto mi riguarda, considero conclusa la mia speranza di assistere, nel tempo che mi resta, a una vera “ricostruzione pubblica”, che può dirsi tale solo se prima è sociale ed economica. È un concetto che ho più volte ribadito.

Ritengo che il Governo debba istituire un ente di diritto pubblico per la ricostruzione e la gestione di un nuovo modello di sviluppo. Mi stupisce che nessun parlamentare — deputato o senatore — colga ciò che appare evidente: una crisi economica e sociale si affronta con leggi speciali, non con provvedimenti di assistenza o beneficenza.

L’impronta di Legnini resta.
Ma è un’opera incompiuta.