Ho terminato in questi giorni di vacanze natalizie la ricostruzione della Storia del mondo moderno della Cambridge University Press, opera monumentale in dodici volumi, pubblicata in edizione italiana da Garzanti nel 1968. L’avevo acquistata a rate oltre cinquant’anni fa dal libraio Franco Di Mauro, che allora faceva il venditore porta a porta con pagamento rateale. Ogni volta che sentivo il bisogno di approfondire un argomento andavo a prendere un nuovo volume.
Mi ero però ripromesso di affrontarne una lettura e uno studio sistematici una volta andato in pensione, quando avrei finalmente avuto il tempo per dedicarmi agli studi e cercare di comprendere il presente. Ho iniziato questo lavoro almeno dieci anni fa e non l’ho ancora del tutto concluso. Tre volumi, nel corso dei vari traslochi, erano andati dispersi. Ho avviato la ricerca sul grande mercato di Internet e, in pochi giorni, sono riuscito a ritrovarli. Ora l’opera è finalmente completa.
Ho deciso di regalarla ai miei due nipoti, di 16 e 12 anni. Sono ormai maestri dell’informatica e della telematica e possono trovare tutto sul web. Anche il loro metodo di studio non è più il mio: quando devono svolgere ricerche storiche per la scuola lo fanno con una rapidità sorprendente, navigando online. Ho però cercato di spiegare loro che, per una ricerca approfondita, consapevole e matura, nulla può sostituire il libro, l’attenzione della lettura, la sottolineatura come esercizio di memoria e riflessione. Non so se avrò successo, ma dono loro gli strumenti dai quali io stesso ho imparato a vivere.
La Storia del mondo moderno della Cambridge University Press inizia con il Rinascimento, dal 1493 al 1520 nel primo volume, e arriva fino al dodicesimo, che copre il periodo 1898–1945. Dopo, forse, bisognerebbe parlare di “storia contemporanea”, almeno fino al 1991. Oltre ancora, per i tempi che viviamo oggi, occorrerebbe trovare un altro nome per periodizzare — operazione sempre discutibile — un’epoca in cui il diritto internazionale assume applicazioni diverse, ritornano i conflitti territoriali e i leader mondiali comunicano con battute feroci e immediate.
Il presidente americano Donald Trump ha avviato un ritorno all’indietro nel moto della Storia e cerca, trovandoli, proseliti nel mondo di oggi.
Il Novecento è definito nell’opera della Cambridge come l’“Era della violenza”. Ma già nelle note del dodicesimo volume emergono molti punti interrogativi. È certo che chi scriveva sessant’anni fa non poteva prevedere un quadro mondiale così precario e pericoloso. Tuttavia, conoscere questo lungo e tormentato percorso storico dell’umanità, durato circa sei secoli, è indispensabile per comprendere il mondo di oggi.
Noi, soprattutto in Europa, dobbiamo darci un ruolo, perché il protagonismo che abbiamo avuto per almeno cinque secoli non ci è più riconosciuto. Rischiamo di essere schiacciati tra le due superpotenze, gli Stati Uniti e la Cina. È, con ogni probabilità, la nostra un’era di una nuova violenza, mai vista prima nella Storia.
G. M.
