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Casamicciola: la “ricostruzione politica” o l’agonia civile

Politica
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28 anni dal convegno per il Patto territoriale di Giuseppe Mazzella

La mancata firma del sindaco pro-tempore del Comune di Casamicciola, ing. Giosy Ferrandino, al documento sottoscritto dagli altri cinque sindaci dell’isola d’Ischia per chiedere al Governo il rinnovo dell’incarico di commissario alla ricostruzione all’on. avv. Giovanni Legnini, rappresenta il segnale definitivo dell’agonia politica della più antica cittadina termale dell’isola.

Il non aderire a un documento unitario — deciso in modo monocratico, senza alcuna discussione o presa di posizione del Consiglio comunale, di un partito politico, di un’associazione di categoria o di un’associazione culturale — è la prova che in questo paese martoriato non esiste più una reale partecipazione democratica, civile, culturale e politica. Restano soltanto sporadiche esternazioni sui social e l’azione ondivaga dell’arch. Caterina Iacono del Movimento 5 Stelle, l’unica, debole alternativa presente negli ultimi tre cicli elettorali, senza però riuscire a ottenere nemmeno un seggio in Consiglio comunale, fermandosi a poco più di duecento voti. Una dimostrazione evidente che una classe politica non nasce con i “leoni da tastiera”, ma con la presenza reale, quotidiana, tra la gente, affrontando i problemi collettivi di una comunità ferita al punto da rischiare di perdere la propria identità.

Dopo i due eventi naturali — il terremoto del 2017 e l’alluvione del 2022 — Casamicciola ha perso circa 3.000 abitanti, molti dei quali si sono trasferiti in altri Comuni pur mantenendo la residenza. Ancora più eloquente è il dato sulla popolazione scolastica: in dieci anni gli alunni dell’obbligo sono passati da oltre 800 a poco più di 400. È il segnale inequivocabile di un paese che si svuota civilmente.


La strada della decadenza

Molto prima del terremoto del 21 agosto 2017 e della tragica alluvione del 26 novembre 2022, Casamicciola aveva già imboccato una traiettoria di declino. Un declino economico iniziato con la chiusura del Pio Monte della Misericordia nel 1973 e proseguito con la scomparsa di dieci o quindici attività alberghiere, termali e commerciali. In una fase di grande espansione turistica dell’isola, Casamicciola perdeva invece infrastrutture sociali e strutture produttive.

Già negli anni Settanta lo segnalavo come giornalista locale e come consigliere comunale eletto nel 1975, a 26 anni, nella lista del PSI di opposizione al trentennale governo della DC. Nel ventennio 1980-2000 l’opposizione, pur viva con PSI, PCI e PLI, non seppe però costruire una vera classe dirigente, anche se qualche tentativo fu fatto.


Il convegno del 1997

Il 1997 segnò l’avvio della stagione dei patti territoriali e della programmazione negoziata. La Provincia di Napoli, con l’indimenticabile presidente Amato Lamberti, ne promosse la diffusione nei 91 Comuni dell’area metropolitana. Fu una stagione di passione civile e di speranza per il Mezzogiorno.

All’epoca, come responsabile dell’Ufficio stampa della Provincia, riuscii a coinvolgere Lamberti e Francesco Saverio Coppola, capo dell’Ufficio studi del Banco di Napoli, in un progetto di Patto territoriale per l’isola d’Ischia, centrato sulla rinascita di Casamicciola, allora area industriale in profonda crisi.

Il 20 dicembre 1997, in una giornata di mare in tempesta, si svolse il convegno “Rinascita per Casamicciola: dalle parole all’azione” nella sala del Capricho de Calise, con imprenditori, politici locali e i direttori delle banche isolane. Lo strumento chiave era la Società di trasformazione urbana prevista dalla legge Bassanini, che consentiva l’esproprio delle aree dismesse, l’ingresso delle banche con capitale di rischio e l’attivazione di investimenti di Sviluppo Italia.

Non fu un convegno di studio, ma di azione. La mia relazione era fondata sulle leggi vigenti e sui fondi disponibili. Oggi, dopo 28 anni, posso dire con amarezza che perdere quella occasione fu un peccato mortale per Casamicciola e per la sua comunità.


La ricostruzione politica

Parliamo sempre di ricostruzione urbanistica, economica, sociale. Ma manca l’aggettivo più importante: politica. La popolazione deve tornare a fare politica vera, e deve nascere una nuova classe dirigente di giovani — ventenni e trentenni — perché la generazione precedente ha fallito.

La gerontocrazia non serve senza la gioventù. Gli anziani possono offrire esperienza e consigli, ma non guidare la polis. È la gioventù che deve costruire il futuro, imparando dal passato. Peggio di così non potrà fare.


Casamicciola, 14 gennaio 2025
Giuseppe Mazzella – Il Continente

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