Provo una grande amarezza assistendo ai pessimi rapporti umani e istituzionali tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, cioè tra Italia e Francia. È il segno dell’abisso culturale che questo governo italiano, definito da Lilli Gruber “destra-destra”, ha creato nei confronti della Francia.
Meloni e Macron sono due personalità opposte. Mentre la prima sembra fare di tutto per cancellare ottant’anni di vita repubblicana, il secondo si inserisce perfettamente nella continuità dei suoi predecessori alla guida della Repubblica francese. Le immagini degli incontri istituzionali tra i due mostrano chiaramente che non c’è né feeling né intesa: sono due mondi inconciliabili.
La Meloni ha rotto una continuità culturale e politica tra Italia e Francia che durava circa ottant’anni, prescindendo da chi fosse al governo della nostra Repubblica – e sottolineo Repubblica, e non “Nazione”, come usa lei, perché i nazionalismi hanno scatenato le guerre. Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, prigionieri a Ventotene nel 1941, lo affermarono chiaramente nel Manifesto per l’Europa unita.
L’Italia, nel 1957, fu tra i sei Stati fondatori del processo di unità economica e politica dell’Europa. Un processo mai interrotto da tutti i governi della Prima Repubblica, caratterizzato da un rapporto di particolare affetto tra italiani e francesi. I francesi, soprattutto per iniziativa del generale de Gaulle, vollero un legame più stretto con la Germania, per chiudere due secoli di inimicizia e conflitti.
Una pagina bellissima delle Memorie di Speranza racconta l’incontro di De Gaulle con il cancelliere Konrad Adenauer nel 1958, a Colombey-les-Deux-Églises. Scrive: “Questo vecchio francese e questo tedesco più vecchio ancora”, e dedica almeno dieci pagine alla sua idea di Europa. De Gaulle alterna prima e terza persona, conosce perfettamente il passato e ha un disegno chiaro per il futuro. È il politico che più mi ha colpito, perché sente di incarnare passato, presente e futuro del “vieux Pays”, come chiama la Francia.
Nel 1963 nasce il Trattato di amicizia franco-tedesco, detto dell’Eliseo: i due grandi Paesi europei stabiliscono rapporti speciali in economia e cultura. Il tedesco diventerà la seconda lingua straniera nei licei francesi, il francese in Germania. Appena eletti, il cancelliere tedesco e il presidente francese faranno la loro prima visita di Stato nel Paese vicino. Non è solo forma: questo rapporto privilegiato sarà mantenuto dai successivi cancellieri e presidenti, come dimostra la storica stretta di mano tra Kohl e Mitterrand, a suggellare un passo ulteriore di unità e amicizia tra i due popoli. Per l’Europa. Per la Pace.
Anche italiani e francesi hanno firmato un trattato di amicizia: il Trattato del Quirinale, nel 2021, tra Draghi e Macron, alla presenza di Mattarella. Si vedeva la gioia di Macron, che ama l’Italia, e la soddisfazione di Draghi, che crede nell’unità politica europea. È amaro constatare che il valore morale di questo trattato sia stato grossolanamente vanificato dalla Meloni.
G. M.
