"Solo i giovani possono dare nuova voce alla voglia di legalità delle nostre terre" — Amato Lamberti
Ogni anno, ormai da 13, la prof.ssa Roselena Lamberti, moglie del prof. Amato Lamberti (1943-2012), mi invita alla cerimonia di consegna delle borse di studio istituite dall’associazione da lei fondata per il ricordo della vita e dell’opera di suo marito, sociologo, fondatore dell’Osservatorio contro la camorra, esponente dell’ambientalismo, assessore alla “normalità” del Comune di Napoli dal 1993 al 1995 nella prima giunta del sindaco Antonio Bassolino, presidente della Provincia di Napoli dal 1995 al 2004.
Le borse di studio sono destinate a giovani autori di tesi di laurea sui temi della criminalità organizzata, dei traffici criminali, dei reati ambientali, della criminalità digitale, della corruzione, delle economie illegali, delle vittime della mafia e delle violenze.
La cerimonia si terrà nella sala giunta del Palazzo San Giacomo giovedì 25 giugno 2026 alle ore 11, alla presenza di autorità civili fra le quali il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ed il procuratore Nicola Gratteri.
Sono andato molte volte alla cerimonia e conto di andarci ancora. Sono stato per 7 anni, dal 1995 al 2002, capo dell’ufficio stampa alla Provincia di Napoli del presidente Amato Lamberti e sono stati gli anni più intensi ed entusiasmanti della mia venticinquennale esperienza lavorativa all’ufficio stampa della Provincia di Napoli.
Furono gli anni dell’impegno e della passione per il “Rinascimento” di Napoli, che nel 1993 si trovava nel punto più basso ed oscuro della sua storia moderna. La città, la sua economia, la sua socialità, si trovavano in agonia, con quotidiane manifestazioni di protesta, una terribile criminalità diffusa, un sistema economico e commerciale al collasso. Bisognava reagire. Riportare la legalità. Richiamare tutti all’impegno per una rinascita.
Il rinnovamento doveva partire dalle istituzioni locali, cioè dal Comune e dalla Provincia, ed anche dalla Regione, chiamata all’impegno prioritario per il rilancio dell’intera provincia metropolitana con le isole partenopee ed i loro 92 Comuni. Era cessato l’intervento straordinario con la Cassa per il Mezzogiorno, liquidata dal Governo nel 1992 con la sua ultima forma di “agenzia pubblica”.
Il Banco di Napoli, dopo circa 5 secoli, era in crisi finanziaria e stava per essere venduto ad un gruppo bancario piemontese e scomparire come polmone fondamentale al respiro socioeconomico del Sud. Comune e Provincia di Napoli non solo dovevano rinnovare i loro apparati organizzativi obsoleti e decadenti, ma dovevano farsi carico di avviare una potente concertazione istituzionale con Unione Industriali, Confederazioni di commercianti e albergatori, volontariato civile, per trovare risorse finanziarie per un nuovo “sviluppo locale”, con una possente politica infrastrutturale di opere pubbliche e richieste di sostegno alla Regione ed al Governo.
Ma il primo punto, o un prerequisito, era la lotta alla criminalità ed il ripristino della legalità, con una rivalutazione etica della Politica, ritornata arte nobile di passione civile. Amato Lamberti fu il paladino di questa svolta per la sua cultura di sociologo e di profondo meridionalista sulla scia di Gaetano Salvemini, Guido Dorso e Francesco Compagna.
Imparai da lui — dal suo modo cordiale ma mai confidenziale — che le autonomie locali sono fondamentali per la democrazia repubblicana e che debbono guidare lo sviluppo economico e sociale delle comunità locali. Debbono farlo con una classe dirigente colta e matura, dove l’onestà deve essere assoluta.
Dal 1997 al 2000 vivemmo la stagione di speranza dei “patti territoriali”, di cui Amato Lamberti era stato sostenitore con Giuseppe De Rita, richiamando ad un ruolo propulsivo “attivo” il Banco di Napoli, che non doveva scomparire.
Ed ancora inventammo il “marketing territoriale” con la campagna “La Terra del Mito” per attrarre investitori italiani e stranieri in tutta l’area napoletana, ed il rilancio di “Napoli città di Storia e Mito” come località turistica mondiale partì da queste iniziative, che hanno avuto sufficiente attuazione anche se molte occasioni sono andate perdute, soprattutto qui nella nostra isola d’Ischia.
Ma il seme giusto fu posto ed ha attecchito. I 7 anni con Amato Lamberti furono frenetici di attività, di conferenze, convegni, incontri sulla strada del Rinascimento e del rifiuto del declino.
In virtù di questa mia esperienza professionale — documentata in centinaia di comunicati stampa — ho mostrato sempre stima al presidente Lamberti, anche se per mie esigenze dovetti trasferirmi in altra funzione negli ultimi 3 anni del suo mandato.
Ha perso molto Napoli e la Campania, che per lui erano una cosa sola, e l’economia politica con la sua precoce morte. Ma il suo esempio vive. Deve vivere. Se non vive, muore la speranza per “la voglia di legalità nelle nostre terre”.
G.M.
