Davvero imperdibile il vernissage della maestosa opera pittorica inedita del M° Aldo Pagliacci, a cura di Roberto Manzi: mostra aperta per tre giorni sul corso principale di Forio, in un luogo di straordinaria bellezza architettonica come Palazzo Pezzillo, esattamente a metà di c.so F.Regine. Vernissage: venerdì 22 maggio alle ore 19.00.
Quindi altri 2 giorni di esposizione: sabato 23 maggio – domenica 24 maggio, entrambe i giorni dalle 18.00 alle 21.00. Roberto Manzi : “Il mio intento, che resta l’obiettivo di ogni mia iniziativa di divulgazione e promozione dell’arte figurativa ed in particolar mondo dei grandi maestri che hanno vissuto e reso grande la nostra isola, è riscrivere per quanto possibile una pagina importante della pittura del ‘900 omaggiando – con questo evento specifico - nuovamente quello che di Forio fu una delle principali colonne portanti della cultura e dell’arte. Vi aspetto venerdì 22 maggio in Palazzo Pezzillo, centro di Forio, con opere inedite e maestose (si tratta di oltre 10 dipinti ad olio su tela). Colgo l’occasione per ringraziare il sig. Gianni Pezzillo per la sua disponibilità e la sensibilita’ dimostratami ed altresì “Della Speranza Garden” per la altrettanta disponibilità nella fornitura delle piante d’arredo per la mostra”. Chie era Aldo Pagliacci? “Dipingo – soleva dire – perché nella creazione sulla tela bianca trovo quell’equilibrio tra sentimenti contrastanti che nella vita mi è sempre mancato”: indubbiamente tra i piu’ grandi artisti che elesse Forio a suo buen retiro, pittore, incisore, liutaio, nato a San Benedetto del Tronto, ben presto si trasferisce con la famiglia a Pesaro dove compie i suoi studi artistici e, dove, sin da giovanissimo, mostra doti non comuni nella difficile arte della pittura. A soli 20 anni decide di trasferirsi in Africa, dove partecipa alla campagna di Etiopia e dove si trattiene ben oltre il termine di quella sciagurata avventura coloniale. Gli anni "africani", conditi dall’esperienza della guerra e della prigionia in un campo di concentramento in Rhodesia, sono decisivi per la sua maturazione artistica e umana. Le sofferenze vissute però non traspaiono mai direttamente nella sua arte, a vantaggio di scene di vita vissuta, dalle gesta dei predoni nel deserto, al bivaccamento notturno, passando per interminabili ed assolati paesaggi. Questa preferenza per il paesaggio, per attimi di vita che assumono significatività solo al momento della loro resa su tela, gli valsero l’accostamento della critica al simbolismo metafisico di Giorgio De Chirico a cui lo legò artisticamente, in età adulta, anche una spiccata preferenza per le nature morte. Pagliacci resta tra i maggiori artisti nell’Olimpo degli anni irripetibili di Forio dal dopoguerra agli ’80: ricordarlo non è solo opportuno culturalmente, ma doveroso, obbligatorio. E di questo non possiamo che ringraziare l’instancabile Roberto Manzi.
