Un amico telematico, sul gruppo “Descendants of Ischia” al quale aderisco, ha chiesto notizie del suo bisnonno emigrato in Algeria dopo il terremoto del 1883 di Casamicciola.
Ormai è un francese e ha cambiato perfino il suo cognome. Ma ha sentito, perché tramandato per anni ed anni nella sua famiglia, il richiamo alla terra d’origine.
Dopo il 1883 migliaia di cittadini dell’isola d’Ischia emigrarono in ogni parte del mondo per una vita migliore. Dopo gli eventi del 2017 e del 2022 anche l’isola d’Ischia, ma soprattutto la piccola e antica località di Casamicciola, si sta spopolando. Oggi la popolazione locale di Casamicciola ha di fatto perduto circa 3 mila abitanti. Il segnale più evidente è il numero dei bambini iscritti alla scuola dell’obbligo: 10 anni fa erano oltre 900, mentre oggi sono circa 400.
C’è stata una migrazione dentro l’isola e fuori, ma al Comune non esiste un ufficio studi e programmazione che raccolga i dati, li analizzi e li sottoponga ai decisori politici, qui rappresentati da un sindaco-podestà. Si sono drammaticamente impoveriti gli strumenti di partecipazione civile e, con essi, i luoghi fisici. Il consiglio comunale si riunisce raramente e solo per gli adempimenti di legge. Se chiedi a un consigliere comunale cosa sia un “ordine del giorno” o una “interrogazione”, nessuno sa rispondere.
Lo spopolamento diventa palese perché non c’è più una vita culturale locale. Non esistono più circoli o associazioni giovanili. La ricostruzione è diventata un’azione ordinaria e perpetua. Siamo già arrivati al quarto commissario straordinario di governo in nove anni, che ha dichiarato, come ha affermato il prof. avv. Feola, che siamo “all’anno uno della ricostruzione”. E gli altri otto anni?
C’è stata una produzione enorme di attività da parte del precedente commissario Giovanni Legnini: ordinanze, comunicati stampa, protocolli di intesa, contributi a privati. Perché non istituire un centro studi sulla ricostruzione? Perché non avviare una programmazione seria, a tappe, per attuare gradualmente, in dieci anni, un disegno di nuovo paese e di nuova economia?
La ricostruzione durerà almeno 50 anni, ma nel frattempo come avanzerà lo spopolamento? Come si potrà tenere in vita un microsistema economico fatto di albergatori, commercianti e termalisti?
Credo che l’abbattimento del complesso “Capricho de Calise” in Piazza della Marina a Casamicciola (2024) sia stato il colpo mortale inferto a una seria rigenerazione urbana, in linea con la ripresa economica e sociale, trasformando la “ricostruzione” in un processo “perpetuo” senza alcun disegno di paese. Quel complesso immobiliare, di piena proprietà comunale, avrebbe dovuto diventare un centro culturale ed economico polifunzionale: sale convegni, circolo nautico, stazione marittima.
In attesa di recuperare la villa comunale della Bellavista come museo civico e il suo parco come “giardino mediterraneo”, l’Osservatorio Geofisico per farne non solo un centro scientifico di vulcanologia ma anche un centro storico della scienza della Terra; la casa del dottor Giuseppe Mennella per trasformarla in biblioteca pubblica o, meglio, in una casa della storia, con il suo romantico giardino interno, tipico delle ville novecentesche.
Poi ripristinare, e dove necessario ampliare, tutto il sistema viario, recuperando anche sentieri e “parracine”. Questo sarebbe stato il primo disegno di paese da cui partire per una programmazione in itinere, a step, graduale.
Poi ancora discutere e deliberare, come ammoniva Luigi Einaudi, sul ruolo e la funzione della nuova missione del complesso di macerie dell’ex Pio Monte della Misericordia, e rendere “verde urbano” la via Pio Monte, o della Lava, che dalla Marina porta a Piazza dei Bagni.
Poi ancora ridisegnare una nuova Piazza dei Bagni e, salendo in collina, acquisire la storica tenuta con la Villa Zavota degli eredi Parodi Delfino per farne il primo passo del parco naturalistico scientifico di cui parla, scrive e sollecita il prof. Giuseppe Luongo, il più grande vulcanologo vivente, che ha Casamicciola nel cuore da 50 anni, perché rappresenta per lui un luogo di straordinario interesse scientifico.
Bisogna avere punti fermi per una ricostruzione iniziata male e continuata peggio, che ha finito per uccidere la speranza.
G. M.
