Sono un cultore di Storia. Unisco una cultura storica alle mie esperienze di vita vissuta tra Napoli e Ischia, con qualche significativo viaggio giovanile a Parigi e a Berlino Ovest prima dell’unificazione.
Poi il lavoro di giornalista — soprattutto economico e politico — per oltre 50 anni mi ha permesso di vedere le cose in una prospettiva di storia economica, quindi sociale.
Ho fatto l’università a Napoli dal 1968 al 1974. Ho lavorato a Napoli dal 1975 al 2002. Ho vissuto la metropoli ma anche l’isola d’Ischia. Mi definisco “napoischitano”.
Sono stato due giorni a Napoli per motivi sanitari. Ho avuto conferma che nel 1994, con il G7 e con Antonio Bassolino sindaco di Napoli e Amato Lamberti, di cui sono stato responsabile dell’ufficio stampa alla Provincia di Napoli, e con il prefetto Impronta, fu avviato il “rinascimento di Napoli nobilissima”, come la chiamava Croce.
La città è rinata. È aperta al turismo di ogni parte del mondo. La grande maggioranza della popolazione è di enorme gentilezza. Ogni bar, ristorante o albergo diffuso è caratterizzato da grande cordialità. Così i commessi e le commesse dei negozi. I servizi funzionano. La metropolitana unisce tutta la grande città. Il Vomero è uno splendore, di giorno e di sera.
Non voglio fare l’apologia della “rivoluzione del 1994”. Non è da storico farla. Ma 30 anni fa Napoli era in totale declino. Nessuno avrebbe scommesso una lira per una rinascita. Credo che la classe dirigente di allora abbia dato un inizio, ma fu tutta — o la parte migliore — della città a darsi una scossa.
Il caso Napoli è un esempio: ci deve essere una consapevolezza collettiva di un miglioramento generale. È un esempio per la ricostruzione di Casamicciola, l’area ferita dell’isola d’Ischia da due terribili eventi naturali del 2017 e del 2022, con un preavviso nel 2009, da seguire.
La ricostruzione è nello spirito di lotta e di partecipazione del popolo. Se non c’è questo, la ricostruzione non avviene.
Napoli, avanti così.
Casamicciola, segui Napoli!
G. M.
