Ischia News ed Eventi - Controcorrente / Un'economia pubblica per lo sviluppo

Controcorrente / Un'economia pubblica per lo sviluppo

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Una programmazione pubblica
Seguo, per dovere di cronaca, le elucubrazioni di neo-manager del turismo, dove l'intervistatore, che usa una firma anonima, fa lo stesso mestiere dell'intervistato e dalle quali le critiche sono rivolte a tutti senza fare nomi e cognomi.

Così, le osservazioni – alcune giuste e condivisibili – finiscono nella assoluta e completa improduttività, annoiando il lettore e apparendo un modo per riempire un giornale per carenza di materiale polemico, che è pur abbondante sul mercato della politica economica e finanziaria di interesse locale.

Le critiche rivolte a tutti senza fare nomi e senza toccare i decisori della funzione pubblica sono come uno sparo a salve nel mucchio, che non interessa a nessuno, proprio a nessuno, poiché tutti continueranno a fare lo stesso mestiere e le stesse cose.

Non mi è mai interessato un giornalismo del genere, neanche quando facevo il giornaletto scolastico. Credo invece che, anche se si hanno pochi lettori, bisogna fare polemiche contenutistiche e non personalistiche e insistere – come insegnava Ernesto Rossi – su uno stesso argomento, battendo il chiodo mille volte sui «padroni del vapore» o sulla «razza padrona», perché hanno nomi e cognomi e rivestono cariche pubbliche in enti pubblici e perché dalla Politica dipende la soluzione dei problemi, come tenacemente sosteneva Giorgio Ruffolo, uno dei Padri Nobili della Programmazione Economica in Italia.

Il termine «programmazione» è stato talmente abusato da farne perdere la «spinta propulsiva».

La politica di programmazione economica, che fu avviata negli anni Sessanta del Novecento soprattutto per iniziativa dei socialisti, fu prima ostacolata dalla destra economica e politica, insieme all'imprenditoria privata, e poi cancellata e travolta come da una sanguinosa alluvione dal ritorno del liberismo nella Seconda globalizzazione, dopo la prima descritta dallo storico Eric Hobsbawm nei suoi fondamentali libri.

Una programmazione pubblica

Non è possibile – lo dimostra la Storia – una programmazione economica e una pianificazione territoriale (due aspetti della stessa medaglia) che non siano imperative, coercitive e impositive da parte dello Stato e delle sue articolazioni decentrate, cioè la Regione, la Provincia e il Comune, nei confronti di chi fa impresa e di chi subisce l'impresa capitalistica.

Tutti i tentativi di programmazione «indicativa», «volontaria», «concertata», «strategica», «negoziata» – tanto per citare l'enormità delle nuove denominazioni, come quelle che vanno dal Piano Regolatore Generale del Comune al Piano Urbanistico Territoriale – sono falliti perché non vi erano la capacità e la volontà degli uomini e delle donne chiamati a governare le Istituzioni pubbliche. Tutte. Dal Governo al Comune.

Insomma, non c'è stata negli ultimi 35 anni un'economia pubblica dello sviluppo, perché questa imponeva l'intervento diretto dello Stato nel tessuto economico-industriale (il turismo è un'industria, non la festa in piazza) e una massiccia opera di costruzione di opere pubbliche infrastrutturali che determinassero un benessere collettivo, anche ai fini della massima occupazione.

Il ruolo svolto dalla Cassa per il Mezzogiorno dal 1950 al 1992 è la dimostrazione storica, con pregi e difetti, della funzione necessaria dell'intervento pubblico, straordinario e ordinario.

La nostra isola d'Ischia è un esempio paradigmatico, da tesi universitaria, di questo sistema di sviluppo.

Ritorno al passato

Arrivati a uno sviluppo ipermaturo, è esplosa l'inadeguatezza istituzionale di sei Comuni in concorrenza fra loro per governare un'area circoscritta di 46 km², abitata da 60 mila persone e con 3 mila imprese, ma sottoposta a tre rischi naturali – vulcanico, sismico e idrogeologico – che imponevano una programmazione imperativa, arrivata solo dopo un terremoto e un'alluvione, ma in un contesto di urbanizzazione selvaggia e indiscriminata.

Occorre un ritorno al passato. Cioè a un solo Comune, a un ente pubblico per la Ricostruzione e la Riqualificazione ambientale, con in più un diretto intervento pubblico nell'economia liberista imperante, che merita anch'essa una tesi universitaria, poiché non esiste altro modo per risollevare le sorti della martoriata Casamicciola.

Chi aprirà di nuovo almeno 25 attività economiche a Casamicciola, fra cui alcuni caratterizzanti stabilimenti termali a Piazza dei Bagni del Gurgitello, dove esiste un'inagibilità giuridica di diritto privato per il loro rinascimento?

E come dare un'omogeneità di servizi al Cittadino a ogni località dell'isola?

Ormai tutto è accentrato nella città di Ischia e nel Comune di Forio, mentre il «terzo» del secolo XVII è periferia e, nel «terzo», Casamicciola è la periferia della periferia, in quantità e qualità di servizi al Cittadino.

Una nuova classe politica

Abbiamo bisogno di una nuova classe politica. Una classe politica che ricostruisca i Partiti e riscopra un impegno civile nell'interesse di una Comunità dove si deve essere più solidali e meno egoisti. E così la nuova economia pubblica nascerà da sola, portata dal vento forte della Storia.

G. M.