Ischia News ed Eventi - La nostra Repubblica parlamentare e la partecipazione democratica

La nostra Repubblica parlamentare e la partecipazione democratica

Politica
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Ho già parlato – su Il Dispari del 19 ottobre scorso – di “Noi giovani: oggi e ieri”, dei ricordi personali della contestazione giovanile del ’68, con un parallelismo con la contestazione di oggi del mondo studentesco e, quindi, una piena condivisione.

Ma il quadro politico nazionale mi induce a una riflessione sul sistema della nostra Repubblica parlamentare, fissato dalla Costituzione del 1948. Anche su questo tema sento l’esigenza di riportarmi al ’68 e ai miei anni giovanili.

Che cos’è la nostra Repubblica? Quali sono i valori delineati? Come funziona?

Il ricordo è andato ai miei diciotto anni e alle lezioni di Diritto del corso di Ragioneria 1963/68, tenute dal nostro professore Antonio Delle Cave, che avemmo dal terzo al quinto anno al “Mattei”, cioè dal 1966 al 1968.

Quelle nozioni di diritto pubblico sulla Costituzione, sul metodo democratico, che è consacrato e imposto anche per perseguire obiettivi diversi, sui poteri previsti, dal Capo dello Stato al sindaco del Comune, e sul funzionamento della democrazia repubblicana furono fondamentali anche per chiedere nuovi diritti di “partecipazione” da parte del Movimento degli studenti.

Quelle conoscenze sul diritto pubblico furono alla base della nostra protesta studentesca, perché le richieste erano tutte nel solco della Costituzione, che era ed è “programmatica”, come ci fu insegnato: cioè un programma di libertà e di giustizia sociale che la Costituzione affidava alla classe politica di allora e a quella futura, poiché ciò che era scritto aveva bisogno di tempo e impegno per essere attuato.

La Costituzione era elemento comune e di unanime condivisione, e tale doveva rimanere. La differenza tra “destra” e “sinistra” riguardava solo le priorità di attuazione.

In questo spirito facemmo il nostro primo giornale studentesco, Tempo di scuola, e con questo spirito ho partecipato alla contestazione giovanile anche all’università.

Ma ricordo anche le prime discussioni fra noi studenti sul funzionamento della Repubblica e sul “parlamentarismo” e il “presidenzialismo”. Così discutevamo sul modello americano di presidenzialismo e sul semipresidenzialismo alla francese, che mi affascinava particolarmente.

Il leaderismo

Da oltre trent’anni è stato applicato un presidenzialismo di fatto, chiamato leaderismo, fino ad arrivare all’autoritarismo.

Questo ha portato a una forte diminuzione della partecipazione dei giovani alla cosa pubblica. La mia generazione viveva di e nella Politica. Quella dei miei figli ha avuto scarsa passione per la Politica. Oggi i figli dei miei figli stanno riscoprendo la partecipazione civile, chiedono più giustizia sociale e più opportunità e manifestano contro la destra al governo.

Credo che la Libertà si difenda difendendo il parlamentarismo italiano, con i suoi pregi e difetti. Di fronte a un Governo incapace ma duraturo, era preferibile l’instabilità dei Governi, che dimostrava la necessità e la continua ricerca di governi migliori.

Anche nei nostri Comuni, dove il sindaco è inamovibile, questo non ha portato ad amministratori migliori di quelli del primo trentennio della Repubblica.

Verso la Terza Repubblica, ma sempre con la Prima

A 80 anni dalla Repubblica e 78 dall’entrata in vigore della Costituzione “programmatica”, dopo “Tangentopoli” del 1992 si è parlato di “Seconda Repubblica” e si sono cambiate quattro leggi elettorali, ma senza cambiare la Carta.

Oggi la “nuova destra” sta attuando, con leggi ordinarie, la “Terza Repubblica”. Un modo subdolo di fare politica.

Chi vuole una nuova Carta costituzionale lo dica chiaramente e la faccia, se così vuole il popolo.

G. M.