Ischia News ed Eventi - I tempi del comitato di zona

I tempi del comitato di zona

Politica
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Non ho dubbi che le problematiche dell'intera isola d'Ischia, con punta massima a Casamicciola, siano molto più gravi, complesse, gravose di 60 o 50 anni fa, quando ho cominciato ad appassionarmi alla politica ed al giornalismo.

Le due passioni sono nate quasi in contemporanea ed in età precoce (15 anni) e non saprei dire quale sia nata prima. Le problematiche di oggi sono raccontate da questo giornale e dai social con dovizia di particolari ed opinioni. Quelle di ieri si affrontavano in un modo diverso perché la stampa locale era episodica e quando usciva un "numero unico" era un avvenimento. Il contesto storico era naturalmente diverso. Molto diverso.

Il fatto più importante è che esistevano i "partiti solidi", come oggi vengono chiamati i partiti storici che hanno fatto la Costituzione della Repubblica o l'hanno sopportata e questi partiti avevano ramificazioni locali con le "sezioni", luoghi fisici dove ci si incontrava, si discuteva, si scrivevano i "documenti" redatti da una "Commissione" e inviati per posta agli organi superiori o agli organi della Repubblica. Le sezioni erano i luoghi di formazione della classe politica locale e poi di quella provinciale e nazionale. Così, prima di andare in Consiglio Comunale, un militante si doveva fare le ossa, conoscere e studiare i problemi, ascoltare le istanze che provenivano dalla "base", cioè gli iscritti e partecipanti. Tra chi era stato eletto consigliere comunale e la "base" c'era un collegamento continuo, con continua verifica del comportamento. Se deludevi, venivi poi non rieletto perché non ritenuto capace o idoneo. Se eri bravo, facevi carriera. Andavi alla Provincia – poi dal 1970 – alla Regione ed ancora in Parlamento.

Alla metà degli anni '60 del '900 nacque nelle sei realtà comunali il Partito Socialista Italiano per iniziativa di Francesco Scalfati, in alternativa alla DC che imperava ovunque. Il PSI seppe raccogliere le idee e le aspirazioni non solo dei laici ed anticlericali – la Chiesa era potentissima – ma anche dei cattolici delusi dalla DC.

La contestazione laica

Prima ancora della contestazione giovanile del '68, qui da noi ci fu una contestazione laica. Una certa parte della gioventù si avvicinò alla politica per una esigenza di manifestare il pensiero libero portato dal prof. Edoardo Malagoli e da sua moglie Angiola, piuttosto che dai libri di Marx, ed il PSI divenne con la "sezione" prima di tutto il luogo del pensiero libero senza dogmatismo clericale e da qui la discussione della libertà e della democrazia sul piano locale, ma con esso i problemi della comunità locale che diveniva località turistica anche sulla scia del "miracolo economico italiano".

Le problematiche locali – la scuola, i trasporti, la sanità, la casa, il lavoro – cominciarono ad essere affrontate nella "assemblea sezionale" che eleggeva il "direttivo", il quale a sua volta eleggeva il "segretario". Arrivare a "segretario" non era facile. C'era una campagna elettorale interna per arrivarci ed il segretario era il primus inter pares, non un capo indiscusso.

La nascita del comitato di zona

Per costruire una "alternativa democratica" alla DC, i socialisti di allora, con sei sezioni e circa 500 o più iscritti, pensarono ad un "comitato di zona" dove si potevano coordinare le azioni politiche nei sei Comuni. Ogni sezione aveva 3 rappresentanti e quindi il "parlamentino socialista" era costituito da 18 membri che eleggevano il "segretario di zona".

La sede del Comitato era la sezione PSI di Casamicciola intitolata a "Vittoria Nenni". È lì che – a mia memoria – fu decisa nel 1969, su proposta dell'arch. Ugo Cacciapuoti, una mobilitazione generale per "fare uscire dai cassetti dei sindaci" il piano regolatore generale redatto dal prof. Corrado Bequinot nel 1968, un anno prima, per conto dell'Ente Valorizzazione dell'isola d'Ischia (EVI), in una logica comprensoriale ed intercomunale.

Fu stampato anche un numero speciale di "Ischia Express", diretto da Francesco Scalfati, con la stampa del PRG che i socialisti volevano portare nei consigli comunali per l'adozione, apportando le loro modifiche. Da allora nacque in me la passione e l'impegno per la pianificazione territoriale e la programmazione economica.

Lascio stare qui la mia storia del PSI isolano, chiuso nel 1994 come quello nazionale. Ma debbo un ricordo di Franco Iacono, l'esponente del PSI che raggiunse i vertici più alti – consigliere provinciale, presidente della Provincia di Napoli, consigliere regionale, assessore regionale, deputato al Parlamento europeo – che fu eletto segretario di zona nel 1979 e che ha sempre dichiarato che gli anni passati nel comitato di zona, per almeno un decennio come consigliere comunale di Forio, "furono decisivi per la sua formazione politica".

57 anni dopo, la campagna del PSI per un unico piano regolatore generale dell'isola d'Ischia è ancora attuale. Anzi, lo è di più perché dopo un terremoto e due alluvioni, con un aggravamento della crisi economica nazionale e mondiale, sarebbe urgente una ripresa della partecipazione di una nuova classe dirigente, perché oggi abbiamo approvati dalla Regione e dal Governo il piano di ricostruzione di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio ed il piano paesistico per gli altri tre Comuni; abbiamo il piano approvato per il dissesto idrogeologico; abbiamo il piano approvato per la protezione civile.

Forse, se i partiti liquidi della Seconda Repubblica si dessero ciascuno un comitato di zona per fare crescere una classe dirigente, qualche idea e qualche piano potrebbe essere attuato. Il passato potrebbe insegnare qualcosa.

G. M.