Trovo la cronaca e la inevitabile polemica politica nell’ isola d’ Ischia estremamente sconfortante. Pare che questa sia una società immobile tesa alla conservazione di se stessa ed incapace di progettare un futuro migliore rispetto alla situazione attuale.
I dibattiti politici nei consigli comunali sono scarni e scarsi e pare che i Comuni siano dei condomini dove i condomini si azzuffano per la discussione delle spese comuni del palazzo . Non ci sono confronti – anche polemici perché la polemica è il sale della democrazia – fra gli eletti dal popolo su progetti di sviluppo da mettere in cantiere per migliorare lo sviluppo. Il confronto-scontro sul referendum consultivo per il comune unico pare l’ unico tema di dibattito ma è un falso problema sia perché si tratta di una consultazione consultiva sia perché riguarda un assetto istituzionale diverso dell’ isola che potrà avvenire solo nel quadro di una revisione generale dei 92 Comuni della ex-Provincia di Napoli nell’ ambito del nuovo ente locale che si chiama “ Città Metropolitana di Napoli” che con la nuova leggina è un ente locale di secondo livello non eletto direttamente dal popolo.
Che il senatore Domenico De Siano si gioca le sue carte politiche su un argomento del genere – referendum consultivo sì o no – è ben poca cosa.
Ci sono dei problemi strutturali ed infrastrutturali dell’ isola d’ Ischia e problemi ordinamentali che richiedono progetti concreti ed immediati da fare oggi non domani. Ci sono inadempienze legislative da parte della Regione Campania molto più gravi della mancata fissazione del referendum consultivo per l’ unificazione amministrazione. La più importante è la mancanza di un serio e praticabile nuovo Piano Urbanistico Territoriale che sostituisca il piano “ sovraordinato” del Ministro Paolucci del 1995 e che “ ingessa per l’ eternità” l’ isola d’ Ischia e vanificando di fatto la Pianificazione “ sottordinata” costituita dai Piani Regolatore Generali. Ordine legislativo e certezza giuridica tra Piano Urbanistico e Piano Regolatore rimuovendo la vetusta legge del 1939 sui “ vincoli ambientali” avrebbero dovuto essere le Grandi Norme che la Regione avrebbe dovuto dare ai Comuni per stimolare la loro progettualità programmatica e migliorare la qualità della vita con una civile partecipazione dei cittadini.
Nonostante la mancanza di una Pianificazione Generale possibile ci sono grandi opere pubbliche perpetuamente in costruzione da almeno 40 anni come il sistema dei depuratori per i sei Comuni dell’ isola dopo il famoso progetto Bigieri del 1975 nell’ ambito del Progetto Speciale n. 3 della Cassa per il Mezzogiorno. E’ fermo il depuratore di San Pietro nel Comune di Ischia mentre stanno ancora nella fase del progetto quelli di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio.
La progettualità delle opere pubbliche è – per la mancanza di dibattito politico o “ partitico” – è affidata alla “ dinamicità” di un tecnico comunale che presenta un inutile progetto di ristrutturazione di Piazza degli Eroi cioè realizza un’opera pubblica sul già costruito e non ricerca invece – nell’ ambito di una Pianificazione anche parziale o indicativa – una nuova opera pubblica necessaria per consolidare un già maturo sviluppo urbano. Insomma: si ripavimentano strade sostituendo l’ asfalto con sampietrini, si rifanno marciapiedi, si rialberano piazze, per utilizzare fondi pubblici ma non si ricercano nuove aree di parcheggio o si allargano strade o si fa qualcosa altro.
Se non c’è una progettualità – anche e soprattutto nell’ ambito del nuovo piano 2014-2020 dei fondi europei non si valorizza l’ Autonomia del Comune e non si realizza la Coesione economica e sociale dell’ isola che è quella che conta pur con sei municipalità. Il caso di Casamicciola è emblematico: un’area industriale in crisi con l’ obbrobrio delle rovine del complesso Pio Monte della Misericordia, un intero bacino termale abbandonato come archeologia industriale e cioè quello di La Rita, un complesso commerciale come l’ ex-Capricho de Calise in abbandono nel centro del paese, e nessuna progettualità da parte del sindaco Giovan Battista Castagna, della sua giunta e della sua maggioranza. Nemmeno uno straccio di delibera di intenti del Consiglio Comunale.
Mal comune mezzo gaudio perché la politica versa in condizioni misere anche nella città di Napoli come ha rilevato il prof. Mariano D’ Antonio ( La Repubblica sabato 31 gennaio 2014) “ tra polemiche di basso profilo, potentati bellicosi e assenza di riferimenti nazionali”.
Secondo D’ Antonio – uno dei più lucidi meridionalisti italiani – “ il tallone d’ Achille dell’ economia locale, la sua scarsa capacità di cogliere le opportunità che si aprono per il nuovo scenario tracciato dai fattori favorevoli ( la svalutazione dell’ euro, la caduta dei costi energetici e la politica monetaria della Bce), tutto ciò non ispira neppure un moderato ottimismo sul futuro, dipende tuttavia da altre circostanze che non sono strettamente economiche”.
Quindi “ le misere condizioni della politica” e la mancanza di rappresentatività “ dei sindacati dei lavoratori dipendenti, delle associazioni padronali.
E’ una vita democratica “ asfittica” e quindi né Napoli né il Mezzogiorno saranno capaci di cogliere “ l’ occasione della ripresa” poiché è “ come dire che in una pozza d’acqua stagnante una pietra lanciata dal’ alto provocherà un’onda capace di rivitalizzare e far crescere i microrganismi che vi sopravvivono”.
Eppure solo se si mette in moto questa società immobile con una nuova partecipazione democratica, nuovi partiti e nuovi centri culturali rivitalizzanti, si potrà sviluppare uno “ sviluppo locale” capace anche di progettare dal basso una “ unione o una fusione” dei sei Comuni come sono indicati nella contorta leggina Del Rio del 2014 costituita da un solo articolo suddiviso in centocinquatantuno commi .
Il nuovo quadro politico nazionale dopo l’ elezione del prof. Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica potrà e dovrà favorire questo rilancio della politica e dei partiti perché il Governo Renzi dovrà avere una chiara maggioranza politica costituita dal PD e dal Nuovo Centro Destra che dovrà governare il presente con leggi ordinarie affidando ad altri momenti le riforme istituzionali.
Sul piano locale le classi politiche e sociali dovrebbero riprendere la passione per la vita pubblica.
Casamicciola, 5 febbario 2014