Il Cinema delle Vittorie a Forio sospende la programmazione dei film, chiudendo così dopo 56 anni di attività. Era un’istituzione.
Una formidabile e bellissima istituzione che dava lustro a Forio e all’intera isola. Testimonianza delle “due capitali” dell’isola — la Città di Ischia e il Comune di Forio — che da sempre si contendono il primato di località più importante.
Aperto nel 1970 da Armando Matarese, il Cinema delle Vittorie voleva rappresentare la modernità, con una sala elegante e confortevole in grado di far invidia alle grandi città. Non era solo un’attrazione turistica, coerente con lo straordinario sviluppo di Forio, ma una vera e propria infrastruttura culturale per la comunità civile dell’isola.
Oggi l’isola intera è più povera, ma è un segno dei tempi, come ha dichiarato con amarezza Patrizia Matarese, unica figlia di Armando, che ha portato avanti l’iniziativa per oltre mezzo secolo. La crisi delle sale cinematografiche colpisce ormai tutta l’Italia e il mondo intero, perché viviamo nell’era dell’informatica e della telematica: oggi il film si può vedere comodamente a casa, con un’ampia scelta di canali e piattaforme internazionali. L’industria cinematografica si adatta a questi cambiamenti e molti film sono ormai realizzati principalmente per lo schermo domestico.
Ma la chiusura di una sala cinematografica con il grande schermo resta un dolore enorme per chi ha imparato a vivere e pensare con il cinema. La mia generazione sessantottina si è formata proprio così: nelle piccole sale di terza visione di Napoli o al Cinema Italia di Casamicciola, diretto da don Antonio Fraticelli. Oggi, sull’isola, resiste solo il Cinema Excelsior, mentre da tempo sono scomparsi i piccoli locali del cinema d’essai. Ricordo il Cinema “No” ai Gradoni di Chiaia, a Napoli, dove con i colleghi universitari vedevamo film impegnati e poi discutevamo per ore, appassionatamente.
Ho amato il cinema fin da ragazzino. Il cinema, il libro, il giornale sono stati per me strumenti di conoscenza forse più efficaci della scuola tradizionale. Ricordo che a diciotto anni leggevo il settimanale Panorama, che allegava alle riviste una scheda dei grandi uomini e donne contemporanei. Tra questi Jacques Prévert, uno dei più grandi poeti del Novecento, amatissimo per le sue poesie come Barbara e Questo amore, e per la celebre canzone Les Feuilles mortes. La scheda sottolineava che Prévert non aveva compiuto studi regolari: la sua “università” erano stati i cinema di periferia, dove vedeva anche una mezza dozzina di film al giorno, entrando e uscendo dalle piccole sale. Prévert era il primo esempio, diceva la scheda che conservo ancora, di una cultura puramente cinematografica.
Il cinema non deve morire. Mi auguro che la chiusura del Cinema delle Vittorie sia solo temporanea, e che possa aprirsi a una nuova vita, adattata ai tempi e alle esigenze della contemporaneità.
G. M.
