di Giuseppe Mazzella
C'è un dramma di Casamicciola forse più importante dei terremoti e delle alluvioni, che rappresentano l'altro aspetto delle bellezze naturali delle acque termali e delle colline verdi che facevano scrivere ad Enrico Ibsen che "l'aria che si respira qui è meravigliosa".
Questo dramma è rappresentato dalla mancanza della "storia scritta". Sarà il fatto che, a mia memoria, il Municipio ha cambiato almeno sette volte in settant'anni la propria "sede provvisoria", ma il Comune non ha mai avuto un "archivio storico". Così non si conosce la sua "storia amministrativa", non si conoscono le delibere, le lettere, le proposte della vita amministrativa di oltre cento anni.
Chi scrive, figlio di questo paese, ha dovuto ricercare in archivi privati e sui giornali la spiegazione del percorso amministrativo e, in questa ricerca storica, non è stato solo.
Per le caratteristiche naturali il paese è stato oggetto di ricerche appassionate di scienziati che hanno fornito materiali sufficienti per ricostruirne la storia. La monumentale monografia sul terremoto del 1883, pubblicata nel 1999, diretta dal prof. Giuseppe Luongo e pubblicata dal Servizio Sismico Nazionale per i tipi dell'Istituto Poligrafico dello Stato, è il volume fondamentale per la ricostruzione. Dovrebbe stare in bella vista nella stanza del sindaco e in quella del capo dell'ufficio tecnico, da studiare e consultare come un manuale.
Ma la monografia non è sola. C'è il primo volume degli Atti del Centro Studi sull'Ischia, che raccoglie le comunicazioni degli studiosi dal 1944 al 1970, curato dal prof. Cristofaro Mennella (1907-1976), cittadino di Casamicciola e direttore onorario dell'Osservatorio Geofisico. Vi si trova la lotta appassionata di questo studioso per il ripristino dell'Osservatorio come centro culturale polivalente internazionale, portata avanti per tutta la sua vita con lettere, appelli e proposte.
Gli uomini del "perché no"
Ho un ricordo incancellabile e permanente del prof. Cristofaro Mennella. Avevo 22 anni quando, nel 1972, mi regalò il primo volume degli Atti del suo Centro Studi, con le sue diciannove "comunicazioni" e tutte le sue proposte per fare dell'Osservatorio Geofisico "un centro internazionale di idroclimatologia con dodici sezioni scientifiche", in modo da farne una "università" per l'intera isola, come un cervello operativo per la classe dirigente e per formare quella successiva, così da governare l'isola in un'economia che lui chiamava "polivalente": già vedeva, sessant'anni fa, uno sviluppo eccezionale, ma da mettere a sistema.
Quando scrissi di lui dopo la morte ricordai che "gli uomini si dividono in due categorie: quelli che vedono le cose come stanno e si chiedono: perché? E gli uomini che vedono le cose come non sono mai state e si chiedono: perché no". Ma questo è uno schema rigido per la maggior parte degli uomini. L'uomo di talento è quello che fa sintesi.
Mennella era uno scienziato completo, in quanto si chiedeva il perché dello stato delle cose, ma vedeva anche le cose come dovevano essere, per logica e per amore. Così immaginava quella struttura dell'Osservatorio, così particolare, a 120 metri sul livello del mare, carica di storia, come un faro che emanasse cultura e scienza a protezione permanente, soprattutto di Casamicciola, la più complessa realtà locale dell'isola.
Da allora, cioè da cinquantaquattro anni, la sua battaglia per il recupero dell'Osservatorio divenne la mia, che ho portato avanti sui giornali, nelle sedi politiche e nel Consiglio comunale. Abbiamo tentato di riaprirlo almeno cinque volte. Credevo di esserci riuscito nel 2000, cioè ventisei anni fa, con il museo civico. È terribile vederlo oggi abbandonato e distrutto nelle foto che ha scattato Clementina Petrone.
Ma che ricostruzione è questa se non parte la ricostruzione della memoria? L'Osservatorio, che doveva essere il faro di luce, è diventato il monumento alle tenebre, alla decadenza irreversibile, all'oblio.
Solo abbandono
Se ci fosse a Casamicciola un archivio storico, un nuovo consigliere comunale e un nuovo sindaco potrebbero ricercare la storia amministrativa di una struttura abbandonata da 103 anni, attraverso un'immensità di carte. Si chiederebbero: perché? Forse si chiederebbero: perché non recuperarlo?
Ma il caso non è isolato. Vediamo il bosco della Maddalena: 450 mila metri quadrati di proprietà del Comune. La riforestazione fu realizzata nel 1951 dal Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste. Nel 1965 il Comune vendette 150 mila metri quadrati a un imprenditore romano per una speculazione edilizia. Ne scrissi su Il Giornale d'Ischia, nel n. 19 dell'anno III del 27 maggio 1973. Cinquantatré anni fa. Una prima pagina dimenticata di un foglio locale estinto.
Ed ancora, nel 1986, la Provincia di Napoli avviò la fruizione del bosco della Maddalena con un itinerario didattico e pubblicò perfino una bella guida nei quaderni della sua rivista. Una guida scientifica che indicava la completa valorizzazione di Casamicciola partendo da un parco pubblico scientifico e culturale, con il recupero dell'Osservatorio e la rivitalizzazione del complesso del Pio Monte della Misericordia. Una visione di un nuovo paese, delineata nel 1986 dall'assessore provinciale Francesco Casa, dal funzionario Antonio Turco e dall'ambientalista Nicola Lamonica.
Una casa della storia
Una "casa della storia". Un luogo dove collocare un archivio storico delle vicende del paese. Era lo scopo della prima sottoscrizione del 14 gennaio 2024, che raccolse 127 firme e che, pur essendo stata inviata tramite posta elettronica certificata al sindaco Giosi Ferrandino, ai sensi della legge 241/90, non ha avuto risposta né discussione in Consiglio comunale, insieme a quella per il Capricho de Calise e per il recupero delle "parracine".
Le tre sottoscrizioni erano un contributo per un disegno di paese da costruire in itinere con la partecipazione attiva dei cittadini. Silenzio e disprezzo.
Ma, anche se le voci sincere di ieri e di oggi non vengono ascoltate dal potere locale, i problemi restano e il declino non si arresta, anche se arriva la festa musicale del mercoledì, che è solo rumore nel deserto culturale e politico.
G. M.
