Avanti, con il pessimismo della Ragione e l’ottimismo della Volontà
C’è un punto fermo che credo debba essere rimarcato come una roccia, un macigno che resiste a tutte le avversità della Natura e a tutte le inadeguatezze degli Uomini e delle Donne chiamati a fare Historia, come diceva Machiavelli: l’isola d’Ischia, con tutto il suo armamentario dell’industria turistica, legato inscindibilmente alle sue bellezze naturali, va avanti nella sua offerta mondiale sui mercati dei viaggi e della cura della persona, pur in un contesto mondiale impazzito, segnato da guerre assurde e senza senso.
In questo contesto mondiale vanno avanti tutte le altre località turistiche italiane, anche la mia vicina e tenace concorrente, l’isola di Capri. L’isola di Axel Munthe e della sua Villa San Michele.
Quando sono stato a Capri per la prima volta, nel 1964, avevo 15 anni. La prima cosa che ho visto non è stata la Grotta Azzurra, ma Villa San Michele. Prima di partire avevo letto il libro di Axel Munthe, la storia con la quale aveva creato il «mito di Capri».
Ci sono ritornato 27 anni dopo, nel 1991, per scrivere un articolo per la rivista Follow Me, diffusa in italiano e in inglese in tutti gli aeroporti d’Italia.
Ma in quell’anno, a Ischia, Lady Susana Walton annunciava l’apertura al pubblico di Villa La Mortella, con il meraviglioso giardino disegnato da Russell Page, uno dei più grandi architetti di giardini del mondo.
Così conobbi Lady Walton, il suo libro Behind the Façade, il pregevole libricino sulla villa illustrato da Luttazzi, ed ebbi la certezza che La Mortella sarebbe diventata la risposta di Ischia a Capri nella valorizzazione della presenza storica dei grandi visitatori.
Nascita e crescita del turismo culturale
Trentacinque anni dopo, La Mortella, con la presenza umana della Roccia di William e il Ninfeo di Susana, le musiche, i fiori e le piante, è uno dei luoghi d’amore più conosciuti al mondo.
Lady Susana ha lasciato per l’eternità un’organizzazione perfetta, condotta con amore dalla direttrice Vinciquerra. Forse conta almeno 100.000 visitatori all’anno, provenienti da ogni parte del mondo. Forse vengono dal Giappone o dal Perù — nomi a caso — per vedere un luogo d’amore, per immedesimarsi in William e Susana, così come forse Axel e Vittoria di Svezia avrebbero voluto vivere a San Michele.
Con La Mortella, e nello stesso anno 1991, è nata Villa Arbusto, che ha impiegato più tempo per realizzare il Museo di Pithecusae, quasi a segnare, a un chilometro di distanza, il lunghissimo cammino dall’VIII secolo prima di Cristo al XX secolo dopo il Dio fatto Uomo.
Queste due strutture hanno fatto nascere un «mito di Ischia», insieme al Commenda milanese che prendeva appunti sulla scatola di fiammiferi.
Ischia tiene sui mercati mondiali del turismo perché non è solo sole, mare e terme. Ma perché ha una lunga storia. E questa è «storia europea».
Adesso capisco che cosa volesse dirmi il professor Malagoli nel 1987, quando invitava gli ischitani ad aprirsi alla «storia europea». Era un messaggio «politico».
L’isola d’Ischia è unita per «legge geografica». Ma siamo un’isola antichissima con sei comunità amministrative. Il modello di solidarietà sociale dovrebbe fare in modo che nessuna località resti indietro e che ciascuna abbia il proprio spazio e la propria funzione, sapendo che non tutti, come in una squadra di calcio, possono essere il centravanti che segna i gol: qualcuno deve difendere la rete, giocare a centrocampo o fare il gregario.
Il momento è ora
Il momento dell’unità sostanziale, cioè nelle politiche economiche e finanziarie fra i sei Comuni, è questo.
Il «nesso di causalità» del terremoto e dell’alluvione non è stato una manifestazione di sostegno a Casamicciola, la località più colpita, ma solo un’occasione per l’esplosione del campanilismo e del paesismo.
Nei prossimi tre anni ci sono 462 milioni da spendere per opere pubbliche e interventi pubblici. Dove non arriva il privato deve arrivare il pubblico.
Da qui la necessità di un’economia mista, che parta dal basso, dai sei Comuni, utilizzando il Testo unico degli enti locali e l’articolo 120, che non è mai stato citato né dal commissario Feola né dal professor Pierluigi Mantini nel loro libro di giuristi.
Dovranno essere i Comuni a dare vita a un Ente di ricostruzione, rigenerazione e gestione unitaria delle bellezze naturali. Potranno farlo, anche attraverso una produttiva polemica, dando vita a una Società di trasformazione urbana prevista dall’articolo 120 del TUEL, capace di recuperare tutto il sistema termale e alberghiero di Casamicciola, di cui ho parlato su Il Dispari nella «Giornata particolare».
Il commissario dovrà farlo, perché può destinare 10 o 20 milioni di euro. È evidente, infatti, che i 3 milioni di sostegno alle imprese esistenti sono elemosine di Stato, o peggio ancora, interventi simili all’asfalto elettorale per le strade dissestate in vista delle prossime elezioni politiche.
È tutto molto chiaro, perché nulla è nuovo sotto il sole.
Ma, come ammoniva il primo segretario generale delle Nazioni Unite, morto per la pace in Congo nel 1961, se nel perorare la causa di un altro cerchi di ottenere qualcosa per te, non puoi sperare di riuscire.
È un monito forte come un Comandamento.
G. M.
